La 17ª edizione del Festival di jazz allo Chellah che avrà luogo dal 13 al 17 giugno prossimo sarà posta sotto il segno della diversità culturale. «Quest'anno, l'accento è stato posto sulla varietà degli stili e non ci saranno due gruppi con sonorità identiche» affermano Jean-Pierre Bissot e Majid Bekkas, i direttori artistici del festival.
Sul fronte europeo, 41 artisti rappresentanti 14 paesi diversi dell'UE saranno presenti durante questa edizione, mentre sul fronte marocchino, l'accento è stato posto su diverse sfaccettature dell'identità musicale (chitarra, oud, gnaoua, ecc.)
«Il festival evolve. Ormai, c'è una vera identità del jazz legata allo Chellah», sottolinea Jean-Pierre Bissot.
Il Festival «Jazz allo Chellah» è organizzato dal 1996 dalla delegazione dell'Unione europea in Marocco con le ambasciate e gli Istituti culturali degli Stati membri in partenariato con il ministero della Cultura, la wilaya di Rabat-Salé.
Ogni edizione del festival è così l'occasione di un dialogo interculturale tra musicisti europei e marocchini che non si limita al quadro di «Jazz allo Chellah» ma che dà poi vita a nuove band e a nuove collaborazioni musicali tra gli artisti.
L'edizione 2011, che ha messo la gioventù marocchina all'onore con in particolare la presenza di Nabyla Maan e di Tarik Hilal, ha anche consacrato il meticciato tra il jazz europeo e la musica tradizionale marocchina (Toine Thys band e Farid Mayara, Pino Minafra e Mahmoud Guinéa, Soren Bebe e Faïz Lamouri).
Quasi 1500 spettatori sono affluiti ogni giorno per assistere alle rappresentazioni facendo del «Jazz allo Chellah» un appuntamento imperdibile dei festival di Rabat.
Nessun dubbio che la 17ª edizione, che secondo i direttori artistici si annuncia «tenera» e che «ridarà il suo posto all'umano», saprà ancora una volta mantenere le sue promesse e promuovere gli scambi interculturali tra le due sponde del Mediterraneo.
Fornitore/Fonte : L.B, Libération