Circa 18 prigionieri cosiddetti “politici” osservano da tre mesi uno sciopero della fame in diverse prigioni del Marocco.
Le loro famiglie hanno deciso di rompere il silenzio, organizzando questa domenica a Rabat un sit-in davanti al Consiglio nazionale dei diritti dell'Uomo.
Queste famiglie puntano il dito contro il “sistema”, ritenendolo responsabile del deterioramento della salute dei loro figli.
Hanno inoltre evocato le condizioni in cui sono detenuti questi “prigionieri politici”, sottolineando che, nel carcere di Meknès, cinque detenuti hanno deciso di procedere diversamente, conducendo per una settimana uno sciopero della fame senza nemmeno bere acqua.
Sebbene il governo affermi a gran voce che non vi è alcun prigioniero politico in Marocco, i casi di questi giovani appartenenti alla via democratica basista, membri dell'Unione nazionale degli studenti del Marocco o dell'estrema sinistra, creano comunque polemiche.
Ricordiamo che uno dei detenuti, Mohamed Reda Darkaoui, soprannominato “Ernesto” e detenuto nel carcere Ain Kadous a Fès, aveva raccontato in dettaglio in una lettera, ripresa da siti di informazione, il trattamento crudele subito durante il suo interrogatorio.
Aveva affermato di essere stato insultato, intimidito, denudato, molestato, torturato e minacciato di stupro. Gli hanno persino infilato la testa nel water per costringerlo a firmare il verbale, secondo la sua lettera.
Il ministro della Giustizia e delle libertà, Mustapha Ramid, aveva reagito assicurando che sarebbe stata condotta un'inchiesta affinché “la legge sia rigorosamente applicata nei confronti di chiunque abbia abusato delle proprie funzioni”.
Fornitore/Fonte : Y. B., Aufaitmaroc.com